Contro l’architettura, un occhio critico sull’architettura moderna e il rapporto con la popolazione urbana
Franco La Cecla insegna Antropologia culturale all’Università Vita e Salute San Raffaele di Milano e al Politecnico di Barcellona ed è il fondatore dell’A.S.I.A. (Architecture Social Impact Assessment) un’agenzia per valutare l’impatto sociale delle opere di architettura.
Nel suo libro “Contro l’architettura” Franco La Cecla focalizza l’attenzione sull’architettura moderna ed in particolare sul rapporto che i progetti delle “Archistar” hanno con le persone che tutti i giorni devono vivere queste architetture.
Contro l’architettura di Franco La Cecla è un ottimo libro, pieno di spunti interessanti soprattutto per gli “addetti ai lavori”, Architetti e Ingegneri che spesso non hanno pienamente coscienza dell’effetto che avranno le proprie scelte progettuali.
Contro l’architettura è edito dalla Bollati Boringhieri al prezzo di 12,00 euro (117 pagine).
Contro l’architettura di Franco La Cecla
Mai come adesso l’architettura è di moda. Nelle riviste, neo quotidiani, in televisione le opere delle superstar dell’architettura sono oggetto della curiosità di lettori che prima erano completamente digiuni in materia. Eppure mai come adesso l’architettura è lontana dall’interesse pubblico: incide poco e male sul miglioramento della vita della gente. A volte ne peggiora le condizioni dell’abitare. Questo accade perchè l’architettura è diventata un gioco autoreferenziale, tutta incentrata sulla “firma”, sulla genialità del singolo architetto, genialità che è quotata nella borsa della moda al pari di un qualunquebrand. L’architettura ha molta più influenza nel bene e nel male sulle condizioni dell’abitare una città. Gli architetti però si rifiugiano in una artisticità che li esclude da qualunque responsabilità. Purtroppo ad essi spesso viene affidata la trasformazione di interi pezzi di città, trasformazioni che spesso compiono con incompetenza, superficialità e convinti che si tratti di un gioco formale. Ma le città funzionano diversamente: sono il territorio profondo su cui agisce l’inconscio collettivo, sono il luogo delle appartenenze e dei conflitti. Questo libro invita ad abbandonare le archistar al loro egoismo e ad accettare che l’architettura abbia esaurito la sua funzione. Oggi c’è bisogno di altro, soprattutto nella situazione di emergenza in cui le città e l’ambiente rischiano di diventare sempre più inabitabili.










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